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ECOBONUS E SISMABONUS: BENEFICI E LIMITI DEGLI INCENTIVI ALLE RIQUALIFICAZIONI

ECOBONUS E SISMABONUS: BENEFICI E LIMITI DEGLI INCENTIVI ALLE RIQUALIFICAZIONI

[A cura di: dott. Lorenzo Berta (nella foto) - revisore conti Ape Torino Confedilizia]

Oggi come oggi gli incentivi fiscali sono ancora fondamentali per chi vuole investire in lavori di riqualificazione energetica dell’edificio nel quale vive. Il Fisco, in questi ultimi anni, ha cercato di venire incontro ai contribuenti intenzionati a ristrutturare o riqualificare introducendo forme di cessione del credito derivante da Ecobonus e Sismabonus anche per i soggetti incapienti. Ad esempio, con la legge di Stabilità 2016 è stata introdotta la possibilità, per i condòmini incapienti, di cedere ai fornitori la parte di credito di cui non potevano godere per i lavori condominiali di recupero del patrimonio edilizio.
Innanzitutto una precisazione: gli incapienti sono coloro che fondamentalmente non hanno un imposta tale per cui possano recuperare il credito diviso in quote del bonus. Perché, come è noto, la detrazione sui lavori, sia di ristrutturazione che di riqualificazione, si compone di un ritorno, in 10 quote annuali del 50% (per le ristrutturazioni) e 65% (per la risparmio energetico), da portare in detrazione (da togliere dall’imposta da pagare allo Stato) appunto in 10 anni. È evidente che chi non ha imposta da pagare, di queste detrazioni non può godere, e in altre parole la perde. È stato peraltro chiarito da tempo che non ne può essere chiesto il rimborso, né tantomeno il bonus può essere portato come credito per l’anno successivo.

Breve cronologia delle misure per la cessione del credito
A fronte di questa problematica, lo Stato ha dato agli incapienti, nel 2016, la possibilità di cedere questo credito ai fornitori, ovvero a chi ha effettuato il lavoro. Diciamo che non è andata benissimo. Di fatto, l’attuazione di questa misura ha trovato limiti importanti, in primis sulla verifica dello stato di incapienza. La seconda difficoltà riguarda il fatto che la volontà di cedere il credito debba scaturire da una delibera o da una richiesta fatta all’amministratore, che a sua volta deve comunicarla al fornitore, il quale deve poi accettare: evidentemente, un meccanismo lungo e tortuoso. Infine, il più grande scoglio è rappresentato dalla posizione dei fornitori che, se non hanno una struttura aziendale con una certa disponibilità di liquidità alle spalle, trovano poco conveniente tale meccanismo.
Per questo, nel 2017 la Legge di Stabilità ha previsto alcuni aggiustamenti. Intanto ha dato 12 mesi in più di tempo per poter godere dei bonus. Poi ha introdotto due nuove possibilità di agevolazione: un bonus pari al 70% (che arriva a 75%) se l’intervento di riqualificazione riguarda il 25% delle parti comuni del condominio; e un bonus “antisismico” che varia dal 75 all’85% a seconda della zona sismica in cui è ubicato il fabbricato e del grado di miglioramento dell’efficienza sismica che si ottiene dall’intervento. L’aggiustamento più importante, però, è che al contribuente viene data la possibilità di cedere il credito anche ad altri soggetti, escluse le banche, ampliando la platea dei soggetti beneficiari e rappresentando una leva affinché tali miglioramenti vengano realizzati. Nonostante ciò, il problema non è stato risolto completamente.
Con la “manovrina” dell’aprile scorso sono state apportate ulteriori modifiche: oltre a dare la possibilità agli incapienti di cedere i bonus per gli interventi fino al 2021 dando maggiore possibilità di programmazione, la novità è stata l’eventuale apertura alle banche della cessione del credito. Dunque, con questo nuovo aggiustamento gli incapienti potranno cedere il loro credito a tutti i soggetti, mentre i non incapienti potranno cederlo a tutti, meno che alle banche. In realtà, prima che la possibilità di cedere agli istituti di credito sia effettiva, bisogna aspettare le disposizioni attuative del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
In generale, però, questo meccanismo potrà agevolare la messa in opera di grandi interventi e aiuterà soprattutto i soggetti incapienti. Il problema sorgerà nel momento in cui, nello stesso condominio, ad esempio per la sostituzione di una caldaia, ci si troverà con gli incapienti che possono cedere il credito alle banche, mentre i capienti no, generando una significativa disparità di trattamento. 

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