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Quotidiano del condominio
Telecamere sul pianerottolo condominiale: non c’è reato. Ma la privacy?

Telecamere sul pianerottolo condominiale: non c’è reato. Ma la privacy?

[A cura di: Maurizio Zichella - membro Acap e vice presidente nazionale Arco, Associazione revisori contabili condominiali] Un tema particolarmente sentito nel vivere in condominio è la sicurezza. Oggi le case non sono al sicuro.
Sui quotidiani nazionali, ma soprattutto locali, è frequente la notizia di abitazioni svuotate dai ladri. Da qui la domanda sempre crescente di installare telecamere di videosorveglianza non solo nelle parti comuni del condominio, ma anche su parti private.
Su questo tema, la riforma del condominio è intervenuta con l’art. 1122-ter. Con tale disposizione, il legislatore ha disciplinato la liceità dell’installazione degli impianti da parte dell’assemblea del condominio, prevedendo anche che il quorum per la validità delle deliberazioni adottate dall’assise sia “la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136”, ovvero un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.
Dove l’assemblea non riesca a deliberare, si prendono come riferimento alcune disposizioni del Garante della Privacy, in cui viene precisato che se il singolo condomino vuole installare una telecamera, questa deve essere posta in modo tale da non riprendere spazi comuni , ma solo l’uscio di casa sua. A mettere in discussione tale disposizione si vuole segnalare la sentenza della V sez. Penale della Corte di Cassazione, n.34151, depositata il 12 luglio 2017.
Il fatto: in primo grado il Tribunale di Palermo aveva condannato un condomino reo “di aver installato una telecamera sul muro del pianerottolo condominiale, nella parte contigua alla porta d’ingresso della propria abitazione, con cui inquadrava la porzione di pianerottolo prospiciente  la porta suddetta, nonché la rampa delle scale condominiali e una larga  parte del pianerottolo condominiale” in tal modo videoregistrando chiunque entrasse nel raggio d’azione della telecamera.
La Corte d’Appello di Palermo ribaltava la sentenza di 1° grado assolvendo il condomino motivando che la condanna si basa su una scorretta interpretazione, da parte del Giudice di primo grado, dell’art. 615/bis cod.pen. e della giurisprudenza formatasi sul punto, in quanto il pianerottolo condominiale costituisce “appartenenza” di un luogo di “privata dimora” ai sensi dell’art. 614 cod.pen.
Viene proposto ricorso in Cassazione. La V sez. penale conferma la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, assolve il condomino con le seguenti motivazioni: il pianerottolo di casa non rientra nella nozione di privata dimora di cui all’art. 614 cod.pen. Le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica di cui all’art. 615-bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente riprese (si veda la Cassazione 10-11-2016 dove si escludono interferenze illecite nella vita privata a causa delle videoriprese del pianerottolo di un’abitazione privata, oltre che dell’area antistante l’ingresso di un garage condominiale). 
Il concetto espresso dalla Cassazione, a mio avviso è condivisibile. Rimane aperta la questione in sede civile, con le sanzioni ed il risarcimento previsto dal Codice della Privacy art. 161 e ss.

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