Fiera Bolzano e Agenzia CasaClima annunciano la nuova edizione di Klimahouse, la fiera dell’edilizia sostenibile che si terrà dal 29 gennaio all’1 febbraio 2025.
Tema centrale del Klimahouse Congress è la rigenerazione urbana. Titolo dell’evento: “Trasformare spazi, Trasformare vite, Costruire il Futuro”. Durante la due giorni del congresso, i partecipanti potranno approfondire esempi concreti di rigenerazione urbana che vanno dalla riqualificazione di spazi pubblici alla trasformazione di edifici dismessi in centri culturali, coworking e aree verdi.
Il congresso offrirà una panoramica su come i progetti di rigenerazione urbana non solo migliorano l’aspetto delle città, ma contribuiscono anche a creare ambienti più vivibili, inclusivi e sostenibili.
Klimahouse 2025 rappresenta un’occasione imperdibile per addetti ai lavori del settore costruzioni, ingegneri, architetti, progettisti, professionisti, ma anche appassionati di sostenibilità e innovazione per approfondire il tema della rigenerazione urbana e scoprire come le trasformazioni architettoniche possano avere un impatto positivo sulla vita delle persone e delle comunità.
Con l’inizio del nuovo anno, il termine ultimo per le strutture ricettive per ottenere il Codice Identificativo Nazionale (CIN) è ufficialmente arrivato. A seguito di questa scadenza, sono partiti i controlli per garantire la conformità alla normativa vigente.
Bed-and-breakfast.it, riconosciuto come il principale operatore italiano nel settore delle piattaforme di viaggio, da mesi è impegnato a sensibilizzare sul tema e a mettere in luce l’importanza di adempiere a questa nuova regolamentazione sia ai propri utenti che riportando l’attenzione ai media.
Oggi la piattaforma annuncia di aver completato l’oscuramento di 660 strutture prive di CIN, portando la percentuale di strutture in regola dal 94% al 100%. Tutti i codici CIN delle strutture presenti sulla piattaforma sono stati verificati manualmente per assicurare trasparenza e legalità, costituendo il primo caso in Italia in cui una piattaforma ha completato questo processo e segnando così un passo significativo verso la legalità e la conformità normativa. Inoltre, la metà delle strutture attualmente oscurate risultano già in possesso del CIR e potranno essere reintegrate una volta ottenuto il CIN.
“Sappiamo che molte strutture non sono ancora riuscite a ottenere il CIN a causa di ritardi indipendenti dalla loro volontà. A queste realtà vogliamo dire che siamo al loro fianco, pronti a supportarle in ogni modo possibile. Confidiamo che le difficoltà vengano presto risolte e che tutti possano conformarsi alla nuova normativa senza penalizzazioni. Continueremo a lavorare con serietà e passione per garantire un servizio di qualità, attento alle esigenze di chi ci sceglie.” Commenta il founder di Bed-and-breakfast.it Giambattista Scivoletto.
Tale verifica è anche necessaria per contrastare il fenomeno delle strutture abusive, un problema diffuso come dimostrato da notizie recenti avvenute nella città di Napoli, dove alcune attività ricettive hanno utilizzato codici CIN falsi per iscriversi alle piattaforme online.
“Contrastare tali pratiche è fondamentale per tutelare non solo gli ospiti e gli operatori onesti del settore, ma anche per garantire un ambiente di lavoro sicuro, etico e conforme alle normative. È necessario intervenire con decisione per prevenire abusi, frodi e comportamenti ingannevoli che possano danneggiare la qualità e la reputazione del mercato turistico. Solo attraverso azioni concrete possiamo creare un sistema che promuova trasparenza e fiducia, proteggendo i diritti di tutti i soggetti coinvolti,” ha dichiarato Giambattista Scivoletto.
A differenza di molte OTA (Online Travel Agencies), che non hanno ancora intrapreso azioni nonostante l’obbligo di oscurare le strutture prive di CIN, questa iniziativa rappresenta un esempio di responsabilità nel mercato turistico italiano.
Comunicato stampa Bed-and-Breakfast.it
Un ambiente costruito più resiliente ai rischi climatici e naturali. È questo l’obiettivo del progetto MULTICLIMACT, finanziato dal programma Horizon Europe, che coinvolge 25 partner europei, tra cui per l’Italia ENEA e l’azienda Rina Consulting S.p.A. (coordinatore). Nello specifico ENEA è impegnata nello sviluppo dell’ultima versione (5.0) del software CIPCast, in grado di stimare i possibili danni alle infrastrutture a causa di eventi sismici e climatici, incluse inondazioni e ondate di calore.
“CIPCast 5.0 sarà in grado di integrare dati di diversa natura, come previsioni meteorologiche, eventi sismici in tempo reale, dati su edifici e infrastrutture e video realizzati con droni, fornendo una previsione dettagliata dei danni fisici all’ambiente costruito, ma anche degli effetti indiretti di tipo socio-economico”, spiega Antonio Di Pietro del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. “In questo modo -aggiunge- i soggetti responsabili delle decisioni nei casi di emergenza, come Protezione Civile o Comuni, avranno la possibilità di pianificare in tempo reale interventi più mirati e di attivarsi preventivamente per rendere edifici e ambienti più resilienti allo stress climatico, migliorando la sicurezza, il benessere e la qualità della vita dei cittadini”.
Inoltre, ENEA renderà interconnesse e interoperabili le diverse soluzioni digitali sviluppate dai partner del progetto attraverso la piattaforma ENEA SCP. “Gli end user potranno quindi utilizzare un’unica piattaforma, gratuita e open source, per monitorare dati acquisiti con strumenti diversi”, conclude il ricercatore.
Per la valutazione e l’ispezione del costruito, ENEA sperimenterà l’applicazione di metodologie basate su prove non distruttive (NDT) messe a punto nei laboratori per il monitoraggio delle strutture in cemento armato a seguito di eventi sismici.
“L’obiettivo è di realizzare veri e propri gemelli digitali degli edifici (digital twin) attraverso i quali comprendere meglio il comportamento strutturale e le dinamiche interne dei fabbricati” spiega Anna Maria Vincenza Luprano del Laboratorio ENEA Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale del Dipartimento Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei sistemi produttivi e territoriali.
Nel corso del progetto, le soluzioni tecnologiche sviluppate verranno sperimentate in quattro siti pilota: Camerino (Macerata), Barcellona, L’Aia e Riga.
Nel comune marchigiano è stato selezionato Palazzo Fazzini, sede dello studentato dell’Università di Camerino, per l’elevata vulnerabilità sismica e per i danni subiti nel recente passato, l’edificio sarà oggetto di studio da parte di ENEA attraverso tecniche NDT (prove non distruttive), come la tomografia a ultrasuoni e le tecniche soniche. Per valutare lo stato di salute dell’immobile, i dati raccolti saranno integrati nel digital twin dell’edificio, grazie al quale sarà possibile riprodurre una rappresentazione digitale molto dettagliata della costruzione per comprenderne il comportamento strutturale.
La piattaforma CIPCast sarà implementata anche con l’obiettivo di fornire strumenti avanzati per la previsione e la simulazione di scenari di emergenza alla Protezione Civile di Camerino, migliorando così la pianificazione e la gestione dei rischi naturali in tale contesto specifico.
Comunicato stampa Enea
Tra il 2010 e il 2020, in Italia sono decedute ogni anno per mesotelioma una media di 1.545 persone (1.116 uomini e 429 donne) per un totale di quasi 17.000 casi. Ma negli ultimi anni si é verificata
una diminuzione del numero dei decessi tra i più giovani.
Sono i dati del nuovo rapporto Istisan “Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020”, pubblicato dall’Istituto superiore di sanità (Iss).
Il mesotelioma è un tumore aggressivo, ad alta letalità che colpisce le cellule del mesotelio, il tessuto sottile che ricopre gli organi interni. Nell’80% dei casi è dovuto all’esposizione all’amianto.
Le regioni Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria presentano un numero di decessi per 100.000 abitanti maggiore della media nazionale. Il numero dei decessi è superiore al numero atteso in 375 comuni: si tratta di territori con cantieri navali, poli industriali, ex industrie del cemento-amianto, ex cave di amianto.
Dei decessi osservati, in media l’1,7% (circa 25 l’anno) riguardava persone con 50 anni o meno e negli ultimi anni si osserva una diminuzione del numero dei decessi in questa fascia (31 nel 2010 e 13 nel 2020), come primo effetto della legge 257/92 con la quale l’Italia vietò l’utilizzo dell’amianto.
In generale la maggior parte delle persone decedute per mesotelioma è stata probabilmente esposta all’amianto in ambienti lavorativi nei decenni passati. Ma l’esposizione può essere avvenuta anche per inalazione di fibre rilasciate nelle abitazioni.
“In Italia – spiega Marco Martuzzi, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Iss – molto è stato fatto negli ultimi decenni, per cui oggi si vedono i primi effetti positivi” ma “l’amianto rimane un’emergenza ambientale e sanitaria che richiede urgenti interventi di prevenzione, eliminando esposizioni residuali all’amianto ancora presenti”.
“L’Iss – conclude il presidente Rocco Bellantone – continuerà a contribuire alle attività di ricerca e alla sorveglianza epidemiologica, nonché alla definizione di strumenti per il rilevamento e all’implementazione di azioni preventive”.
Comunicato stampa
Il disagio abitativo continua ad allargarsi, come certifica la Corte dei conti. Non c’è alcuna intenzione di affrontare in maniera organica questa emergenza. Lo dichiarano il segretario confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, e il segretario generale del Sunia, Stefano Chiappelli.
“A fronte di 2,2 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta – sottolineano – sono circa un milione quelle che vivono in affitto, con un’incidenza della povertà quattro volte superiore rispetto a quelle che vivono in una casa di proprietà”.
“La Corte dei Conti – precisano – riconosce come la scarsità di immobili per la locazione, soprattutto nei grandi centri, sia un problema crescente che favorisce l’innalzamento dei canoni. Ed evidenzia come il 22% delle famiglie più povere abbia un’incidenza dei costi legati all’abitazione sul reddito superiore al 40% (così come quelle in affitto a prezzo di mercato) e come il 36,3% viva in un’abitazione sovraffollata (42% per quelle in affitto). Sempre più difficoltosa è inoltre la mobilità legata a motivi di studio e di lavoro, e crescono prepotentemente affitti e sfratti”.
Per quanto riguarda le residenze per gli studenti universitari, va ricordato che “l’obiettivo dei nuovi 60mila posti letto è ancora lontano dall’essere raggiunto, col rischio di perdita dei finanziamenti”.
La Corte dei Conti ha elaborato il report semestrale sul Pnrr: si procede a tappe forzate. Tutti i 39 traguardi europei previsti per il primo semestre 2024 sono stati raggiunti, portando l’avanzamento complessivo al 43 per cento, con un incremento di sei punti rispetto al semestre precedente.
Sul fronte delle procedure interne di monitoraggio nazionale, dice la Corte dei Conti, il progresso è ancora più marcato, con un tasso di completamento che sfiora l’88 per cento. Tra i successi concreti figurano la riduzione dei tempi medi per l’esecuzione di opere pubbliche (passati da 273 a 246 giorni) e un calo di oltre il 90 per cento dell’arretrato giudiziario presso Tar e Consiglio di Stato rispetto al 2019.
Il Superbonus 110% aveva promesso una rivoluzione green per il settore edilizio, e i numeri non mentono: 17,5 milioni di metri quadrati già efficientati contro i 17 milioni previsti. L’obiettivo finale di 35,8 milioni entro il 2025 sembra alla portata. Ma, dietro i traguardi raggiunti, si nasconde un costo altissimo per le casse pubbliche.
Il disagio abitativo e le politiche sulla casa
L’edilizia residenziale pubblica e quella sociale, che costituiscono il principale strumento in grado di incidere sul problema della tensione abitativa e del disagio soprattutto dei ceti più poveri, raccolgono nel PNRR risorse contenute, rientranti prevalentemente nel Piano innovativo per la qualità dell’abitare, cosiddetto PINQuA (2,8 miliardi), ai quali si aggiunge la dotazione del Piano Nazionale Complementare per la misura Sicuro, verde e sociale (2 miliardi).
Inoltre, tali misure puntano soprattutto alla riqualificazione e alla manutenzione, più che a un incremento dello stock mediante nuove costruzioni, non sfruttando appieno l’occasione del PNRR per aumentare gli sforzi di edificazione di nuovi alloggi.
Sotto il profilo attuativo si evidenziano ritardi per molti progetti, in particolare nei casi in cui la realizzazione risulta maggiormente complessa (ovvero, quando si tratta di opere pubbliche).
Prendendo a riferimento i progetti rientranti nel PINQuA, che rappresenta la misura del Piano più strettamente connessa alla questione abitativa, oltre un terzo di essi presenta dei ritardi rispetto alla rispettiva programmazione temporale. Inoltre, circa l’80 per cento di tali ritardi si concentra nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori.
Gli interventi pubblici per mitigare le tensioni abitative, concentrati soprattutto sulla costruzione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), sono stati importanti nel dopoguerra, e fino agli anni Ottanta, mentre negli ultimi decenni si è osservato un sostanziale disinvestimento, che si è tradotto anche in un ridotto sforzo per la manutenzione dello stock esistente.
In generale, inoltre, le risorse destinate al sostegno delle famiglie meno abbienti per il diritto alla casa sono modeste.
Dall’analisi su un ampio campione di immobili pubblici adibiti ad abitazione (per oltre 750mila unità, dato reso disponibile dal MEF) si osserva come gli alloggi ERP siano caratterizzati da un’elevata età media e da tagli medio-grandi.
In particolare, oltre la metà degli immobili del campione risulta edificata prima del 1980, e la dimensione media è pari a 77 metri quadri. Questo comporta, unitamente alla ridotta manutenzione degli ultimi anni, una scarsa efficienza energetica, oltre ad altre problematiche legate alla vetustà degli alloggi, nonché una non piena rispondenza alle esigenze di una utenza sempre più composta da singoli o da famiglie piccole.
Dai dati si evince inoltre come gli alloggi si concentrino nelle zone a maggior grado di urbanizzazione, dove d’altronde la necessità è maggiore: nei centri urbani sono presenti mediamente 19,8 abitazioni di edilizia popolare per ogni mille cittadini residenti, mentre tale rapporto si attesta su valori decisamente inferiori, pari a meno della metà, nelle aree più periferiche.
I fabbisogni inevasi, come evidente in base alla dimensione delle graduatorie per l’accesso ad alloggi ERP, restano comunque rilevanti: secondo fonti ufficiali, le famiglie ancora in attesa di assegnazione di un alloggio di edilizia popolare erano quasi 320 mila nel 2016.
Un’analisi delle graduatorie dei principali centri urbani suggerisce inoltre che sia probabile che tale numero sia aumentato nel corso degli ultimi anni.
In estrema sintesi, la Corte dei Conti precisa che, nonostante gli interventi di riqualificazione, manutenzione ed efficientamento consentano di ampliare gli alloggi disponibili, opportunamente recuperando quelli sfitti perché difficilmente utilizzabili, si è forse persa un’occasione per aumentare gli sforzi di edificazione di nuovi alloggi.
In conclusione, per quanto sia apprezzabile che la questione abitativa sia rientrata, seppure con un ruolo non prioritario, nella programmazione del PNRR, è difficile pensare che questo possa rappresentare un’inversione di tendenza nei servizi offerti ai cittadini, a meno che ulteriori programmi in questo senso proseguano, ampliando il lavoro svolto.
L’efficientamento energetico degli edifici
L’efficientamento energetico degli edifici rappresenta uno dei principali obiettivi del PNRR, in particolare attraverso le risorse per il finanziamento del Superbonus 110%.
Dai dati ancora parziali pubblicati dall’ENEA, è possibile stimare che gli obiettivi della misura, in termini di risparmio energetico e di emissioni di CO2, siano stati ampiamente superati.
Tuttavia, un’analisi costi-benefici, fatta sia a livello aggregato sia a livello di singola tipologia di intervento incentivato, restituisce un tempo di ritorno dell’investimento del Superbonus abbastanza elevato (circa 35 anni), non coerente con l’orizzonte di vita utile degli interventi incentivati.
Tale conclusione trova sostanziale conferma anche considerando un costo per lo Stato al netto delle maggiori entrate fiscali generate dalla misura (circa 24 anni).
Dati che fanno guardare con favore alla scelta del Governo di rivedere, in netta riduzione, la portata agevolativa della misura in discorso.
Inoltre, la forte eterogeneità, quanto ad anni di ritorno, tra i singoli interventi oggetto di incentivazione nel quadro della misura sembrerebbe giustificare uno schema di detrazioni differenziate, che preveda aliquote tanto maggiori quanto più efficiente è l’intervento incentivato.
Nel confronto con gli obiettivi di policy, al 2024 il Superbonus ha generato una traiettoria di consumi energetici più che conforme all’evoluzione prevista dal PNIEC 2020 e dal PNIEC 2024.
Tuttavia, rivolgendo lo sguardo all’orizzonte del 2030, il contributo positivo del Superbonus allo scenario di riferimento del consumo energetico del settore residenziale non appare sufficiente ad assicurare il conseguimento degli obiettivi fissati al 2030 dal nuovo PNIEC.
In maggior dettaglio, a politiche invariate, il Superbonus, che dal 2020 al 2024 ha generato una riduzione di consumi di circa 2 Mtep, è appena sufficiente per rispettare gli obiettivi del vecchio PNIEC, mentre mancherebbe un’ulteriore riduzione di 2 Mtep per rispettare gli obiettivi al 2030 del nuovo PNIEC.
Il PNRR, nel quadro della seconda Missione, terza Componente (Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici), prevede, oltre al potenziamento della rete di teleriscaldamento, tre tipologie di interventi su questo tema:
• 1) “Rafforzamento dell’Ecobonus per l’efficienza energetica”;
• 2) “Costruzione di nuove scuole mediante la sostituzione di edifici”;
• 3) “Costruzione di edifici, riqualificazione e rafforzamento dei beni immobili dell’amministrazione della giustizia”.
Passando alla seconda classe di interventi, costituita da opere di efficientamento dell’edilizia pubblica tramite la demolizione e costruzione di più di 200 nuove scuole e la riqualificazione di più di 50 edifici giudiziari, è al momento difficile quantificare i risparmi energetici di tali interventi e compararli con l’obiettivo di 4 Ktep/anno, vista la mancanza dei dati energetici degli edifici interessati.
Ciononostante, un esercizio di stima preliminare, svolto sfruttando le informazioni presenti sui certificati energetici di due istituti scolastici lombardi interessati dagli interventi, restituisce risultati che sembrano confermare come l’obiettivo di risparmio energetico finale per la misura di edilizia scolastica possa essere raggiunto.
Sugli uffici giudiziari non è stato possibile presentare una stima, ma un’analisi della descrizione degli interventi indica che i risultati in termini di risparmio energetico di questa particolare misura saranno probabilmente marginali.
Le infrastrutture energetiche
A valere sulle 8 misure del PNRR volte a sostenere l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche (con risorse per 5,5 miliardi) risulta attivata la ripartizione per 53 progetti, che segnano un grado di avvicinamento ai target assegnati pari al 5,7 per cento: un valore ancora basso, a motivo del fatto che il cronoprogramma del Piano prevede la chiusura della fase di selezione dei progetti entro il 2024, per poi concentrarne la fase esecutiva nel biennio 2025-26.
Questa tipologia di finanziamenti è comunque riservata a operatori altamente specializzati e con elevata capacità di spesa e ciò dovrebbe rappresentare una garanzia per la tempestiva conclusione dei progetti.
Le misure del PNRR volte a sostenere l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche rappresentano una vera e propria tecnologia abilitante della transizione; in questo ambito il Piano accoglie in particolare investimenti volti a favorire l’adeguamento della rete di distribuzione elettrica.
Per contribuire agli obiettivi di sicurezza energetica, apposite misure sono poi dedicate alla rete di trasmissione del gas naturale.
In entrambi i casi le esigenze di investimento sono legate al maggior utilizzo di nuove fonti (le rinnovabili per la rete elettrica; il GNL e in prospettiva l’idrogeno per la rete gasifera) e alla maggiore rilevanza che assumeranno i flussi provenienti dalle regioni meridionali. Si tratta complessivamente di otto misure a cui sono indirizzati finanziamenti per 5,5 miliardi.
Al momento, i progetti per cui sono stati definiti i criteri di riparto delle risorse (e di cui è possibile un monitoraggio all’interno della banca dati ReGiS) sono 53; la verifica sull’avvicinamento ai target assegnati indica un grado di conseguimento pari al 5,7 per cento.
Il 2025 incomincia con brutte notizie per i consumatori. Infatti, è prevista una raffica di incrementi in diversi settori, dalle autostrade all’energia, passando per le assicurazioni auto. Tutti i possibili aumenti.
Luce e gas, rincari in arrivo
Nel 2025 non mancheranno i rincari anche per luce e gas. Uno dei fattori determinanti è lo stop alle fornitore di metano russo all’Europa attraverso l’Ucraina, che ha provocato un aumento del prezzo del metano, che a fine 2024 ha raggiunto quota 50 euro a megawattora. Un trend che porterà aumenti del 18,2% sulle bollette di circa 3,4 milioni di utenti, secondo le stime di Arera. Parliamo per la maggior parte di cittadini di oltre 75 anni, percettori di bonus sociale, soggetti disabili, residenti in moduli abitativi di emergenza o nelle isole minori, che rientrano nel regime di maggior tutela. La buona notizia è che la spesa per i clienti in maggior tutela per il periodo dal primo aprile 2024 e il 31 marzo 2025 ammonterà a 523 euro, il 2,1% in meno rispetto ai 534 euro dello stesso arco di tempo dell’anno scorso.
“Per ora non ci sono stati incrementi drammatici” di prezzi nel settore, secondo il Presidente dell’ARERA, Stefano Besseghini. Tuttavia, lo stesso numero uno dell’Autorità sottolinea anche che non bisogna abbassare la guardia e continuare su questa strada.
“Che ci sarebbe stata questa ulteriore chiusura da parte della Russia era noto ai mercati fin da agosto e le previsioni non stimavano particolari aumenti. Quello che mi aspetto semmai è una tendenza a cavalcare l’onda emozionale di un annuncio e che questo serva per alimentare un po’ di confusione”, ha detto Besseghini.
Rincari, anche viaggiare in autostrada costerà di più
Viaggiare in autostrada costerà di più rispetto al 2024, ma gli sconti all’utenza hanno evitato un aumento del 3% secondo il MIT. Dal 1 gennaio è in vigore un aumento dei pedaggi dell’1,8% sui 2.800 chilometri di Autostrade per l’Italia, dovuto al tasso programmato di inflazione per il 2025.
Un incremento che sulla Napoli-Pompei-Salerno ammonterà all’1,6%. Esenti le altre 22 società concessionarie autostradali.
Assicurazioni in rialzo
Le assicurazioni RC auto sono sempre più un salasso, ma il rallentamento dell’inflazione e la stabilizzazione dei tassi potrebbero invertire il trend. A dicembre 2024 le tariffe per un’auto ammontavano mediamente a 643,95 euro, il 6,19% in più rispetto a dicembre 2023, secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it. All’aumento delle tariffe si aggiungerà l’incremento del cambio classe per più di 585.000 automobilisti che hanno denunciato un sinistro con colpa.
Le Regioni maggiormente interessate saranno Toscana, Sardegna e Liguria. Prato, in particolare, vince lo scettro di Provincia con la maggiore percentuale di sinistri con colpa denunciati, Crotone quella più “virtuosa”.
“Se il contesto economico rimarrà stabile, ci aspettiamo che gli effetti positivi si trasmettano integralmente sul mercato Rc auto e che la curva di prezzi possa tornare a stabilizzarsi”, ha affermato Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it.
Tanti Auguri di Buon Natale e Sereno 2025 dalla Redazione, dal Marketing e dalla Direzione di Italia Casa e Condominio e www.quotidianodelcondominio.it.
Ci concediamo anche noi qualche giorno di riposo. Gli aggiornamenti riprenderanno dal 7 gennaio 2025.
Auguri, auguri, auguri!
Prende il via il piano straordinario per la casa del Comune di Milano. A presentarlo sono stati il Sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’assessore alla Casa Guido Bardelli, al termine della riunione di Giunta che ha approvato la delibera di indirizzo politico.
«La casa è un diritto che va garantito e tutelato – ha commentato il Sindaco Giuseppe Sala – . In un periodo storico in cui manca una strategia a livello nazionale per la realizzazione di abitazioni a costi accessibili, il Comune di Milano ha deciso di intervenire per rispondere con concretezza ai bisogni di tante persone, famiglie e lavoratori che fanno fatica a sostenere i costi attuali dell’abitare in città».
Il Piano si focalizza sugli alloggi in locazione e si articola su due fronti: la riqualificazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, attraverso il reperimento di risorse utili alla manutenzione di quelli sfitti per aumentarne le disponibilità; e lo sviluppo prioritario di abitazioni in regime di Edilizia Residenziale Sociale Calmierata (ERSC), vale a dire alloggi in locazione permanente con canoni che non superino il valore di 80 €/mq anno, così da rispondere al fabbisogno abitativo della fascia media della popolazione, con reddito tra 1.500 e 2.500 €/mese.
«È un piano con una forte regia pubblica – ha spiegato l’assessore alla Casa Guido Bardelli –. Il Comune non si limiterà a mettere a disposizione un numero significativo di aree proprie, ma definirà anche le regole e le linee guida di sviluppo dei progetti da realizzare con la collaborazione del settore privato e del privato sociale. Siamo pronti ad accogliere le proposte di cooperative, fondazioni e di tante altre realtà che vogliono dare un reale apporto alla questione abitativa milanese. Il piano apre una sfida ambiziosa, ma offre anche una preziosa opportunità, quella di ricucire la città sotto il profilo dell’inclusione sociale».
Il Piano si svilupperà in modo incrementale, in coerenza con le previsioni del Piano di governo del territorio (Pgt), per realizzare 10mila nuovi alloggi (circa 6.500 a Milano e 3.500 fuori Milano), nel corso dei prossimi 10 anni. Nella prima fase, il Comune di Milano mette a disposizione circa 300mila metri quadrati di aree a valore simbolico o cedendo il diritto di superficie, dando avvio a un modello attuativo innovativo e a una nuova metodologia di collaborazione con il settore privato.
In base all’accessibilità ai servizi e al trasporto pubblico, all’impatto ambientale degli interventi e alla ricaduta positiva che un’operazione del genere può avere sui quartieri, sono stati individuati in questa fase 21 siti: via Giolli, via Trevi, via Pitagora, via Bovisasca, via Esterle, via Quinto Romano, via De Notaris, via de Lemene, via Zama/via Salomone, viale Certosa, piazza Abbiategrasso, piazzale Martesana, via Demostene, Pompeo Leoni, via Betti/Cechov, Porto di Mare, via Sant’Elia (ex Palasharp), via San Romanello, via Medici del Vascello, via Gatto/via Cavriana e via Balsamo Crivelli.
Il Comune pubblicherà degli avvisi esplorativi volti a sondare il mercato dell’edilizia sociale. Le prime quattro aree per le quali l’Amministrazione raccoglierà manifestazioni d’interesse sono: via San Romanello (circa 7.000 mq), via Sant’Elia (circa 18.000 mq), via Demostene (circa 4.500 mq) e Porto di Mare (circa 144.000 mq). «Da sole, queste quattro aree coprono più del 50 per cento della superficie complessiva messa a disposizione nella prima fase: andremo a costruire ben 3mila appartamenti a prezzi calmierati »– ha aggiunto l’assessore Bardelli.
Per l’attuazione del Piano, il Comune si impegna inoltre a valutare ulteriori aree di sua proprietà nell’hinterland, lungo le direttrici della metropolitana e delle linee ferroviarie, aprendo interlocuzioni con le Amministrazioni dei Comuni di Cologno Monzese, Gessate, Garbagnate Milanese e Senago. È intenzione dell’Amministrazione individuare, successivamente, ulteriori aree, immobili in disuso, parcheggi, nodi di interscambio o mercati, al fine di incrementare l’offerta di residenza in locazione permanente a canoni calmierati e di alloggi per studenti a costi accessibili.
Comunicato stampa
Nelle aree urbane l’inquinamento indoor ha lo stesso impatto sulla salute al pari dell’inquinamento esterno con possibili ripercussioni in termini di malattie polmonari, cardiache e tumorali.
È questo uno dei principali risultati evidenziati in uno studio condotto da ENEA e dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr (CNR-ISAC), in collaborazione con le università Sapienza di Roma e Milano-Bicocca, nell’ambito del progetto VIEPI, finanziato da Inail e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution.
Dalla ricerca emerge che se il particolato fine (PM2.5) e ultrafine (PM0.1), generato dal traffico veicolare urbano si infiltra in un ambiente interno, può attivare la risposta del tessuto bronchiale umano attraverso specifici geni legati all’infiammazione e a un particolare meccanismo biochimico che permette al nostro organismo, come azione protettiva, di riconoscere, trasformare ed eliminare le sostanze estranee.
Tramite un innovativo sistema biotecnologico portatile messo a punto per la prima volta al mondo dai ricercatori coinvolti, lo studio ha esaminato, in particolare, la risposta tossicologica delle cellule del tessuto polmonare umano esposte alle nanoparticelle dell’aerosol atmosferico (PM2.5, PM0.1) all’interno di un’aula di Sapienza Università di Roma. La campagna ha previsto misurazioni nell’arco delle 24 ore, incluse le ore di lezione.
“La ricerca ha rivelato che le caratteristiche chimico-fisiche dell’aerosol atmosferico dell’ambiente esterno, influenzato soprattutto dal traffico veicolare urbano e delle variabili meteorologiche esterne (bassa pressione, piogge e vento), sono significativamente alterate infiltrandosi in ambiente indoor, aumentando così il potenziale tossicologico del PM2.5 e PM0.1. A ciò bisogna aggiungere la presenza degli studenti in aula, che contribuiscono alla variazione di biomassa all’interno dell’aula, e dei sistemi di trattamento dell’aria interna”, spiegano Massimo Santoro (ENEA) e Francesca Costabile (CNR-ISAC), primi autori del lavoro, al quale hanno contribuito, tra gli altri, anche Maria Giuseppa Grollino e Barbara Benassi della divisione ENEA di Biotecnologie, Maurizio Gualtieri (Milano-Bicocca), Matteo Rinaldi (CNR-ISAC), Paolo Monti (Sapienza Università di Roma), Armando Pelliccioni e Monica Gherardi (Inail).
“Questi risultati rappresentano una base importante per fornire un solido supporto scientifico alle politiche di adeguamento delle normative sulla qualità dell’aria in ambiente indoor – che comprende anche altri contesti come uffici, abitazioni e luoghi di sport e svago – evidenziando il ruolo critico delle particelle fini e ultrafini come vettori di molecole tossiche per la salute umana”, sottolinea Massimo Santoro della divisione ENEA di Biotecnologie.
“La nostra ricerca suggerisce, inoltre, come le condizioni meteorologiche, climatiche e la qualità dell’aria esterne abbiano un significativo impatto sulle proprietà del PM2.5 e del PM0.1 in ambiente ‘indoor’”, prosegue Francesca Costabile di CNR-ISAC.
In media la popolazione dei centri urbani trascorre fino al 97% del tempo in ambienti chiusi[3]. Le principali fonti di inquinamento dell’aria indoor nelle nostre città includono l’infiltrazione di aria dall’esterno (traffico veicolare e riscaldamento) e le sorgenti interne (fumo di tabacco, prodotti per la pulizia, cottura di cibi).
“Il quesito scientifico che ci ha guidati in questo esperimento è stato proprio quello di comprendere se fossero le sorgenti esterne o interne ad influire maggiormente sulla tossicità negli ambienti indoor. È emerso che il PM0.1 generato dal traffico veicolare urbano, infiltrandosi nelle aule, in particolari condizioni atmosferiche (quali bassa pressione, pioggia, vento), subisce una modifica importante delle sue proprietà fisico-chimiche, diventando la sorgente tossicologicamente più rilevante negli ambienti indoor delle nostre città. Questo accade soprattutto a concentrazioni molto basse (inferiori a 5 microgrammi m3) di PM2.5. Questi risultati forniscono evidenze scientifiche importanti per i futuri standard di qualità dell’aria indoor, ma anche per la revisione degli standard di qualità dell’aria outdoor indicando possibili effetti sulla salute umana in associazione ad esposizioni a basse concentrazioni di PM2.5, una condizione in cui le nanoparticelle del PM0.1 possono fungere da cavallo di Troia per molecole tossiche all’interno del corpo umano”, conclude Costabile (Cnr).
Comunicato stampa